Sperimentazione di uno specifico programma di alfabetizzazione economica-finanziaria- giuridica – a.s. 2012/2013

17 maggio, 2013 Archiviato in Spazio alunni

(apri l’articolo e clicca per visualizzare la pubblicazione dell’iniziativa sul sito dell’Osservatorio Giovani Editori)

A partire  dal mese di ottobre in alcune scuole di questa istituzione, i cui curricoli ufficiali non prevedono l’insegnamento di specifiche discipline di natura economica, finanziaria e giuridica, è in atto la sperimentazione di un apposito programma, messo a punto dai comitati tecnici scientifici per realizzare la campagna di una vera e propria  alfabetizzazione economica e finanziaria, a cominciare dall’insegnamento  di una terminologia appropriata. I collegi, all’uopo, hanno costituito un coordinamento multidisciplinare trasversale di docenti competenti ai quali è stato affidato il compito di svolgerlo in tutte le scuole dell’istituzione in rete con quelle della IMM. L’iniziativa è partita dalla riflessione che la crisi economica, sociale ed esistenziale  sta strangolando le famiglie e rovinando tanti cittadini onesti, impoveriti, depressi e avviliti dalla perdita di lavoro, dal fallimento delle imprese, alcuni dei quali addirittura decidono tragicamente di togliersi la vita, nella deplorevole situazione di indifferenza e di stallo della politica e delle autorità, nonostante il fatto che il Presidente Napoletano inciti a mettere da parte i risentimenti e le antipatie personali e provvedere alla salvezza dei cittadini. Crisi che è prodotta soprattutto dagli sprechi della burocrazia, dalle ruberie di indegni amministratori e scellerati uomini dello stato, dalla corruzione, speculazione perversa, e dalla cattiva politica che hanno scaricato sui giovani l’ immenso debito pubblico e la disoccupazione. A fronte, tutti ripetono che la crescita e l’occupazione non potranno essere realizzate senza il potenziale informativo, educativo e formativo della scuola.

Però,  la scuola non è generalmente preparata ad affrontare tale impegno. Infatti, ad un esame attento delle Indicazioni Nazionali, che sono le strutture portanti dei curricoli, ad eccezione di quelle degli ITC e di qualche Istituto professionale, non è dato riscontrare tracce di discipline specifiche che dispongono di pianificare programmi e percorsi didattici di educazione finanziaria, economica e giuridica atti a fornire conoscenze di base e corretta informazione ed a far maturare competenze sui meccanismi economici e sulle regole che disciplinano i mercati, i beni ed i servizi.

Stando a questa deficitaria situazione, non è esagerato se da più parti si definiscono i giovani italiani veri e propri “analfabeti economici”. Se assimilano praticamente e per necessità di vita qualche nozione, lo devono all’esigenze di vita quotidiana o all’intervento della scuola parallela e mass-mediale.

La scuola ufficiale, quindi, non offre ai giovani nei curricoli di tutti i tipi ed ordine  di scuola occasioni di apprendimento per crescere autonomamente ed agire responsabilmente in una società dove non è possibile vivere da persone libere se non si è formati nelle giuste capacità di valutare e gestire il ruolo e la rilevanza dell’economia  e del denaro in particolare, essenziali per la sopravvivenza prima e per il benessere poi. Intanto, la crescita stenta a decollare Dobbiamo convincerci che non c’è crescita civile, sociale, culturale ed economica se non si cambia mentalità e se non c’è progresso nella scuola. Dunque, il popolo deve acculturarsi in economia per frenare lo sperpero degli scialacquatori che appestano le istituzioni. (Ogni giorno ne conosciamo qualcuno che addirittura si ritiene offeso quando viene beccato dalla giustizia!). Mentre invochiamo una riforma per l’integrazione ufficiale dei curricoli con l’introduzione,  in tutte le scuole di ogni ordine e grado, di una nuova disciplina formata dal trinomio Economia-Finanza-Legislazione, siamo partiti subito col nostro Progetto di alfabetizzazione economico-giuridica, realizzando interventi mirati mediante l’utilizzazione delle quote di autonomia e degli spazi di flessibilità riconosciutici dal DPR n. 275 del 1999, che ci attribuisce la libertà didattica, organizzativa, di sperimentazione e sviluppo.

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