Invito al Convegno di Storia durante il quale sarà presentato il Testo “Per Gaetano Arfè. Testimonianze”, Dante e Descartes 2008, del D.S. Ciro Raia. Organizzato dall’Istituto “M. Montessori” in collaborazione con l’Eduform. Auditorio multimediale dell’Istituto.

20 marzo, 2009 Archiviato in News

 Venerdì 20 marzo 2009, ore 10.00.

I Signori in indirizzo sono cortesemente invitati a partecipare al Convegno di Storia di cui all’oggetto.

Saranno relatori: il chiarissimo Prof. Guido D’Agostino (Presidente ICSR “Vera Lombardi”), il Prof. Salvatore Lucchese (Insegnante-Ricercatore ICSR “Vera Lombardi). Sarà presente l’autore, il  D.S. Ciro Raia (Presidente Istituto di Studi Socialisti “Gaetano Arfè”).

Al sottoscritto è stato affidato il gradito compito di moderatore.

Cercherò di giustificare perché ogni anno organizziamo diversi convegni di carattere storico.

Sono ormai trascorsi tre quarti di secolo da quando Johan Huizinga, storico olandese ed anche amato da noi uomini di scuola per l’interessantissimo lavoro dal titolo Homo ludens, ci avvertiva che la civiltà era in crisi e che si stava perpetuando lo scempio del mondo con la caduta degli ideali civili, con l’affievolirsi del sentimento della Patria e dello Stato, con la dissacrazione della tradizione religiosa soppiantata da un diffuso sentimento agnostico e laicistico.

Intanto, da allora si sono incalzati avvenimenti e mutamenti politici, economici, di civiltà, di ideali, di costumi e mentalità che lasciavano sperare in un futuro diverso per l’evoluzione del progresso ed un migliore assetto del divenire dell’umanità.

Ma sembra che questo futuro, salvo fugaci periodi di benessere, si allontani man mano che ci si avvicina al suo orizzonte.

L’evoluzione oggi raggiunta con le conquiste della società della conoscenza e della comunicazione, della globalizzazione e dell’economia, delle finanze e del mercato, nonché della civiltà tecnologica, dopo un breve periodo di soddisfacente benessere, ci sta trascinando in un intricato mondo vorticoso da cui non si presenta facile l’uscita.

Improvvisamente siamo precipitati nella complessità di rischiosi scenari esistenziali in piena recessione, travolti dalla gravissima ed apocalittica crisi finanziaria, economica e produttiva, cui fanno da sfondo i focolai bellici ed altre drammatiche emergenze in atto in Africa ed in Oriente, l’evoluzione si è trasformata precipitosamente in involuzione ed il progresso si sta risolvendo nel suo contrario.

Ma questi non sono fenomeni non previsti dagli studiosi più attenti della storiografia. E’ la politica che, affetta da miopia cronologica, non riesce a percepirli.

Gli storici che si rispettano sanno bene che fra i criteri che regolano gli eventi storici c’è quello ineludibile della ripetizione.

Ripetizione non identica, ci spiega il filosofo tedesco della storia Oswald Spengler. Secondo lui gli eventi storici si ripetono ma solo nella forma.

C’è da osservare poi che, per la storiografia contemporanea, il mondo storico è creazione umana, che il passato è tradizione che si tramanda inevitabilmente nel presente e, come ritiene G. Vico, è storia eterna, ossia è progresso.

Proprio per questo può formare e condizionare una sorta di rete di eventi con altri eventi successivi anche senza esserne la causa.

Ciò nonostante, la storia non riesce più a fare il suo mestiere.

Qualcuno ha pure la colpa di impedirle di  svolgere il suo ruolo di essere, come ci insegna Plutarco, maestra di esperienze umane.

Mestiere che le ha riconosciuto lo stesso Voltaire quando si fa annunciatore della storia moderna, quando crea in effetti una nuova storiografia, tutt’altra cosa rispetto alla concezione della storia come vestale della memoria, ossia come “ custode dei sepolcri”.

Non gli si può dare tanto torto quando dice che l’attualità del bene è illusione e che la realizzazione di esso è riposta nella speranza di un avvenire dell’uomo. Egli ci insegna che la storia si identifica nella progressiva conquista realizzata dalla ragione a danno delle passioni nelle quali si radicano i pregiudizi e gli errori.

Ma ogni conquista implica fatiche e lotte, sconfitte e vittorie

Ne consegue che la conquista storica non ne è immune. In ogni modo, sono persuaso che lo studio della storia, effettuato secondo quanto è stato qui considerato,può consentire ai cittadini di domani di gestire al meglio gli strumenti conoscitivi e interpretativi della realtà, mediante il confronto e l’analisi dei fatti, idee ed opinioni, smascherando i retroscena della politica quando, male gestita, aggrava la frattura fra stato e cittadino, degenerando in partitocrazia ed in demagogia che espoliano il popolo democratico del diritto ad avere giustificazione di ogni deviazione dal provvedere al bene comune della “res publica”.

Quindi, per sua natura implica un alternarsi continuo di oscuramenti e di rinascite.

Ecco perché la storia deve indagare nel passato per seguire il processo evolutivo della forza liberatrice della ragione.

Occorre una riformata metodologia della ricerca e dell’esegesi delle fonti, condotta con un rinnovato spirito investigativo attivato alla luce dell’illuminismo filosofico per fare chiarezza sui difetti prodromici che hanno fatto maturare e prodotto la crisi mondiale che ci attanaglia per risolverla al più presto e per predisporre le giovani generazioni a stanare le insidie bonificare, il clima e i  tempi per prevenire l’accumulo delle passioni nelle quali si radicano pregiudizi,  errori che sono la mina vagante che minaccia la sicurezza del futuro che noi adulti abbiamo il categorico dovere di garantire ai giovani, svegliandoci dall’inerzia e svestendoci dei panni curiali degli oziosi “laudatores temporis acti”.

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