Auguri per il nuovo anno scolastico 2010/2011.

9 settembre, 2010 Archiviato in News

  Nell’augurare a tutti un anno scolastico proficuo con risultati che siano sempre più gratificanti qualitativamente rispetto a quelli conseguiti nel decorso anno, mi permetto di indugiare richiamando la vostra attenzione sulle seguenti argomentazioni e considerazioni che intendono offrire spunti di riflessione e di dialogo interattivo per realizzare al meglio il nostro servizio a vantaggio di tutti gli allievi, che dobbiamo preparare a rendere produttivo e competitivo il nostro Paese a vantaggio personale e sociale.

La riforma  delle superiori che caratterizza il nuovo anno scolastico, anche se non condivisa pienamente per i limiti che rivela, viene da noi accettata e praticata senza supina acquiescenza, in coerenza con  l’osservazione acuta del Presidente della Repubblica G. Napolitano, il quale saggiamente afferma che le riforme “non sono una formula magica”. 

Riapriamo le scuole aderendo con coscienza, volontà ed impegno alle innovazioni, motivati soprattutto dal principio della flessibilità e del cambiamento che identifica il patrimonio pedagogico e di magistero accumulato da quest’Istituzione che vanta un prestigio esemplare conquistato per effetto di circa mezzo secolo di successi, realizzati nelle felici esperienze didattiche a vantaggio della promozione e dello sviluppo dell’itinerario di crescita flessibile e plastica di migliaia di allievi.

            La loro gratitudine sollecita, conforta, incoraggia e premia la sensibilità professionale dei nostri docenti che s’ impegnano con umanità considerevole, responsabilità, passione ed attaccamento al magistero, sempre in prospettiva di dare risposta efficace alla sfida delle variabili in gioco di una società globale in continua evoluzione sul piano economico, socio-politico e culturale, considerato sia sul versante scientifico sia su quello tecnologico senza mai trascurare quello dell’umanesimo integrale della nostra tradizione.

Il segreto del successo consiste nel fatto che i fondamenti teoretici del patrimonio storico di quest’Istituto non si fossilizzano in ricette e prescrizioni retrospettive, rigide e senza scadenze. Poiché radicati nella storia, li coltiviamo per produrre ogni anno risultati sempre più vitali e fertili in funzione dei bisogni indotti dai cambiamenti.

            Siamo consapevoli che la scuola è incalzata dalle raffiche delle rapide trasformazioni della civiltà e non può pretendere di risolvere i problemi del presente e del futuro con soluzioni valide per i tempi passati, anche se deve necessariamente far tesoro delle esperienze da loro prodotte.

            Dalla storia traiamo gli ideali perenni ed il sapere incorruttibile per temperare e gestire il cambiamento mediante l’innovazione e la sperimentazione didattica, sollecitati dalla necessità di offrire e realizzare una formazione secondo elevati standard di qualità competitiva ormai a livello europeo ed oltre.

            Possiamo affermare e dimostrare con prove concrete che l’Istituto Montessori,  per effetto della sua crescente affermazione, è ormai conosciuto in diversi Paesi, anche extracomunitari, come un’autorevole scuola senza frontiere, da imitare. Talché si propone, fra l’altro, prima d’ogni obiettivo, la finalità di far conquistare e rispettare dagli allievi il senso della dignità della persona  umana in sé e negli altri, coniugando umanità ed operatività alla luce di un’antropologia  filosofica e pedagogica ancorata al destino del pindarico ”dover essere” in qualunque latitudine e longitudine del globo  è chiamata ad essere, esistere ed operare.

            In tale prospettiva, aderiamo alle riforme, alle innovazioni ed alle trasformazioni del sistema d’insegnamento nella sua realtà educativa, etica e sociale perché senza cambiamento non potrebbe esistere neppure la storia che produce ed è prodotta dalla creatività e dalla novità. Solo che la storia, sotto la spinta del progresso odierno, ha accelerato la sua velocità verso l’avvenire con la conseguenza che l’uomo, quale produttore, soggetto ed oggetto del cambiamento, non può limitarsi ad imparare un solo mestiere da esercitare per tutta la vita. E’ costretto ad imparare ad apprendere a cambiare mestiere mediante il mutamento di mentalità. E’, in realtà, indotto a superare senza sosta la cultura appresa, i contenuti del sapere che assimila a vantaggio del primato dello sviluppo e dell’esercizio delle funzioni mentali e psichiche superiori quali, ad esempio, la capacità di risolvere problemi, di rendere flessibili le doti creative per aggredire e dominare fenomeni ed eventi causati delle precipitose trasformazioni soprattutto di natura lavorativa.

            Con l’inizio dell’anno scolastico, prende avvio la riforma che modifica l’ordinamento e l’assetto del sistema scolastico delle superiori in un clima agitato e confuso di tragica situazione occupazionale dei duecentomila precari e nella disperata prospettiva dell’incalcolabile numero dei non di ruolo inseriti nelle graduatorie d’istituto che per loro l’insegnamento si risolve addirittura in un fatale miraggio.

            Com’è noto, sono già in vigore i nuovi regolamenti identificativi e normativi dei licei, degli istituti tecnici e degli istituti professionali sulla base dei quali abbiamo proceduto alla richiesta di confluenza dei nostri tre, che hanno assunto nuove denominazioni e fissato i percorsi normativi in relazione ai nuovi indirizzi, articolazioni e opzioni.

             Durante il mese di marzo scorso, nell’illustrare le novità del novellato sistema ordinamentale con i relativi quadri orario  e disciplinari ai ragazzi di terza media ed alle relative famiglie per orientare le iscrizioni secondo i criteri soprattutto della psicotecnica, non abbiamo sottovalutato le difficoltà che si annidano in esso, come la mancanza di nuovi programmi e di libri di testo aggiornati, la  mancata definizione delle nuove classi di concorso  e degli organici, per non parlare dei tagli agli stessi ed al numero delle classi che in un triennio dovranno coinvolgere 87.400 unità. C’è da osservare che tutti, presi da questi angosciosi problemi dei docenti, hanno dimenticato quelli degli alunni e famiglie, che sono i diretti titolari del diritto-dovere all’istruzione. Perché migliaia di giovani abbandonano la scuola? Forse sarà che lo Stato italiano, classificato al penultimo posto dall’OCSE, prima della Slovacchia, riserva alla scuola soltanto il 4,50 del PIL?

            Si ha la sensazione che la riforma sia stato un parto prematuro di una creatura mutilata e che la scuola avrà bisogno di assegnare un sostegno di recupero a se stessa a causa della mancata adozione di una necessaria preparazione e prevenzione primaria, come si faceva per le riforme in altri tempi, allorché la prevenzione veniva fatta con il coinvolgimento consultivo della base, facendo circolare ufficialmente bozze e schemi per avere i pareri e proposte dagli operatori della scuola militante i quali venivano all’uopo impegnati in efficaci corsi d’aggiornamento.

            E’ appena il caso di considerare che le condizioni di fattibilità dei nuovi ordinamenti sono soprattutto determinate dall’organizzazione e dalla disponibilità di risorse umane e materiali. Noi degli istituti paritari non abbiamo problemi perché funzioniamo in  gestione e  regime di natura privatistica ed eludiamo, anzi superiamo, le difficoltà che incontra la scuola gestita dallo Stato. I limiti imposti dalle recenti norme finanziarie non agevolano l’erogazione di un servizio di qualità per la carenza di un equo sostegno al processo riformatore. Noi dell’Istituto Montessori non ci facciamo disorientare dal panico. Facendo leva sull’autonomia riconosciuta dal DPR n. 275/99 e confortati dalla mentalità maturata alla luce di quasi mezzo secolo di esperienze innovative, siamo già operativi ed in linea per affrontare flessibilmente l’avventura della riforma in quanto convinti che la chiave del successo si rivela soprattutto nella coltivata professionalità, nell’impegno motivato e nella serietà responsabile, autocorrettiva ed antidogmatica, dei nostri docenti i quali sono abbastanza convinti che la riuscita della riforma non consiste tanto nell’insegnare nuove discipline ma nell’impegno ad elevare al massimo il livello della qualità didattica, nel creare le più opportune condizioni affinché ogni discente apprenda agevolmente, anche in presenza della riduzione delle ore per decreto.

            Si tratta di far funzionare la mentalità, di cui sopra, libera dagli schemi culturalmente stereotipati che, consentendo di manovrare innovativamente le competenze professionali, dovrà sensibilizzare e motivare i giovani studenti a prepararsi conformemente agli emergenti e ponderati standard  di qualità, a maturare la capacità di compiere la scelta più giusta e più attuale per affrontare le incognite del futuro.

            Li solleciteremo, pertanto, a scoprire, far emergere ed utilizzare con ponderazione il potenziale  intellettivo, affettivo e volitivo ed  i personali  talenti per superare con successo prove e competizioni anche a livello internazionale, affrontando  con successo la sfida  lanciata dai mutamenti storici, geopolitici ed economici.

            Dunque, siamo impegnati nel riorganizzare il nostro piano dell’offerta formativa (POF), strategie e tattiche ispirandoci al patrimonio culturale ed esperienziale che abbiamo consolidato nel corso  delle ricerche effettuate in coincidenza col  festeggiamento del quarantennio dell’Istituto e condensato nel volume dal significativo titolo NASCITA E CRESCITA DI UN’EQUILIBRATA ESPERIENZA EDUCATIVA ALLA COSCIENZA POLITICA E SOCIALE, nel quale rendiamo omaggio alla memoria del Preside BIAGIO AURICCHIO, fondatore di questo prestigioso Istituto.

            Nel volume, che viene donato a chi ne faccia richiesta, è custodita la chiave storica  che abbiamo da  Lui avuto in eredità  che spalanca l’orizzonte all’interpretazione critica delle ragioni perenni ed inconfutabili del successo pedagogico, sociale e culturale conseguito dalla fondazione ad oggi e continua.

   In esso viene evidenziato che, sul piano della sostanza, dei principi, del valori e dei fini, l’Istituto M.Montessori si caratterizza degnamente, in maniera inequivocabile, come istituzione scolastica polivalente integrale ed integrata che fa parte del sistema educativo e formativo nazionale, con forte propensione a non cessare  mai dal fornire il proprio contributo scientifico al dibattito evolutivo e produttivo del rinnovamento scolastico proiettato nel futuro.

            L’istituto, fin dalla sua nascita, si propone, s’identifica ed opera con l’incarico di scuola dei figli e per i figli del popolo. Una scuola polivalente e polispecialistica, democratica, personalistica e comunitaria, attiva e scientificamente impegnata nell’armonizzare dinamicamente nella sua funzione educativa e formativa gli innumerevoli aspetti della persona, considerata nella sua dimensione essenziale, esistenziale e creativa.

            Una scuola che tratta gli allievi non come fruitori passivi di conoscenze, ma come attivi protagonisti che si preparano al futuro senza mai risolvere il legame col passato perché essa, nel valorizzare quella scientifica e tecnologica, considera la cultura umanistica radice della nostra civiltà, come il più salutare alimento della coscienza dei giovani nella creazione e nella realizzazione del progetto personale di vita e di lavoro, progetto capace di dare senso e valore alla vita, all’esistenza ed all’agire umano in prospettiva del futuro.

            Pertanto, riteniamo che non è possibile separare le riforme dalla stabilità, soprattutto nei tempi che corrono, insidiati come sono da una crisi d’identità generalizzata che non risparmia nessuno. Una crisi che impedisce soprattutto ai giovani di prendere coscienza e tutelare la propria identità nel confronto costruttivo e nel rapporto dialogico, con responsabilità coerente, intrapersonale ed interpersonale.

            Contro di essa, in qualità di Dirigente di quest’Istituzione, non desisto mai dall’incoraggiare i docenti a vagliare tutte le possibilità di soluzioni in grado di attivare in ogni allievo la vitalità critica e la maturazione di criteri valutativi ed interpretativi delle situazioni problematiche per porsi in maniera dialettica di fronte alle contraddizioni del nostro tempo e con modalità coerenti con gli interessi personali, così da superare ogni stato di disagio di fronte ad un mondo politico, sociale ed economico incomprensibile, indefinibile, incoerente, ipocrita e contraddittorio.

            Si tratta, fra l’altro, di aiutare i giovani allievi al cambiamento superando la paura del rischio ed il timore dell’innovazione, ad adattarsi alla realtà che cambia incessantemente e che non garantisce più un lavoro stabile e sicuro; ad evitare che il titolo di studio scada in passaporto declassato valido per percorsi lavorativi fallimentari e venga degradato a strumento atto ad allungare la lista dei disoccupati.

            Siamo persuasi che è assurdo, riduttivo e deleterio limitare il compito dei docenti esclusivamente all’insegnamento. La riforma c’invita a ridurre al massimo il disallineamento fra scuola e mondo produttivo che richiede alla stessa di  educare il giovane anche al lavoro, superando il tradizionale concetto  dell’insegnamento autoreferenziato, centrato sull’acquisizione di conoscenze, informazioni e competenze di natura strettamente teorica per sostenere positivamente gli esami, stranamente chiamati esami di Stato e non più di maturità, mentre il mondo che produce chiede alla scuola di fornire agli studenti, prossimi cittadini impegnati, insieme alla tradizionale guida nell’apprendimento del sapere curricolare, codificato nelle  Indicazioni, servizi differenziati per garantire loro,”futuri lavoratori della conoscenza”, un sicuro e diretto accesso al mercato del lavoro.

            In mancanza di un sistema integrato nazionale, culturale e di formazione tecnico-professionale, finalizzato a raccordare scuola-occupazione-lavoro, ossia formazione generale e prespecializzazione, in grado di allineare l’Italia agli standard europei ed internazionali, quest’Istituto intende offrire percorsi integrati a tutti gli allievi del liceo scientifico, dell’ITC e dell’IPSAR (che stanno per cambiare denominazione) mediante “opportunità uguali di trattamento ineguale”, secondo i criteri indicati da Husen, con riferimento all’ampiezza ed alla specificità del campo, delle prospettive e degli scopi che ogni soggetto intende realizzare al termine degli studi.

            L’Ufficio studi e ricerca è già impegnato nel mettere a punto nuove forme e modalità d’orientamento con la collaborazione delle università, della Camera di commercio, delle agenzie di formazione, delle piccole, medie e grandi imprese, di esperti selezionatori e di èquipe di psicologi del lavoro per potenziare al massimo lo sviluppo e l’arricchimento delle dotazioni innate ed acquisite declinando il sapere scolastico, frutto dell’insegnamento teoretico in concrete applicazioni laboratoriali mediante la prassi aziendale, ossia la formazione in azienda con contratti di stage e con l’orientamento alla formazione continua.

            Concludo ricordando ai docenti un’acuta osservazione di Jerome Bruner, tratta dal volume ”La cultura dell’educazione.Nuovi orizzonti per la scuola”:

           “Nessuna riforma dell’educazione può decollare senza la partecipazione attiva e onesta degli insegnanti, disponibili e pronti ad aiutare e condividere, ad offrire conforto e supporto”.

Download PDF versione stampabile

I commenti sono chiusi.