Invito al Convegno didattico – Incontro con l’Autore. “Il cielo stellato sopra di me”. Auditorio multimediale di quest’Istituto, Giovedì 3 febbraio 2011, ore  10.00

1 febbraio, 2011 Archiviato in News

Invito le SS.VV. a partecipare al Convegno didattico organizzato dalla Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia e dalla Dirigenza di quest’Istituto, con la collaborazione dell’Eduform, che si svolgerà il 3 febbraio 2011 presso l’auditorio multimediale di quest’Istituzione, alle ore 10.00, durante il quale Olimpia Ammendola, docente di Filosofia e Scienze Sociali nei Licei Statali, presenterà il suo sorprendente volume dal titolo kantiano “Il cielo stellato sopra di me”.

Nell’ Introduzione al volume, che è stato distribuito in dono dalla Fondazione Banco Napoli agli alunni del primo ciclo d’istruzione, l’Autrice espone i motivi della pubblicazione esordendo con l’invito alla riflessione che, se la scuola deve costituire l’ingresso nella vita della ragione, nessuna disciplina è in grado di eguagliare epistemologicamente e sul piano pragmatico la filosofia nell’aiutare gli allievi a costruire la capacità di pensare, concettualizzare, riflettere e valutare, nella maniera più razionalmente mirata fin dal primo ciclo dell’istruzione. Sono d’accordo con l’Autrice. Ispirandomi anch’io al pensiero kantiano, sono tentato di affermare che neppure la matematica riesce a competere con la filosofia nel centrare l’obiettivo dell’educazione contemporanea. La matematica, in quanto specializzata nella costruzione dei concetti, cede alla filosofia il privilegio di servirsene nel saper trovare, fra l’altro, il senso ed il significato della vita, ossia i valori perenni come la verità, il bene e la bellezza.

Il concetto, utilizzato dalla filosofia, ci ancora all’essenza delle cose, sottraendoci ai punti di vista relativi ed alle opinioni permettendoci di appropriarci dei sistemi fondamentali di ogni scienza. Su questa linea la filosofia è scienza del concetto. Ad esempio, il concetto di libertà non è un concetto politico, ma è un concetto filosofico in quanto ha il suo baricentro nella coscienza di ogni uomo.

Lo stesso discorso vale per i concetti di norma e moralità. Esistono tante definizioni della filosofia quante sono numerose e diverse le concezioni, le tendenze, le correnti e le posizioni di pensiero perché nessuna da sola, nel cercare la verità assoluta e definitiva, riesce ad evitare gli errori che impediscono di penetrare nelle reti del mistero.

Comunque, non possiamo negare che la filosofia è ricerca continua, critica ed antidogmatica. E’ espressione della ragione che ci permette di organizzare l’esperienza delle cose partendo dalle sensazioni con cui costruiamo le immagini e da cui, per astrazione e riflessione razionale, costruiamo i concetti universali.

Non mancano poi i detrattori che la paragonano alla tela di Penelope a causa del susseguirsi delle diverse posizioni che fanno mettere in discussione tutto e, quindi, la sua valenza nell’indagine sulla vita, sulla realtà e sul tutto. E’ sapere organico, unitario e sistematico, certamente poco gradito soprattutto a chi preferisce privilegiare le concezioni che si ispirano alla prassi.

La scienza non travalica la conoscenza dei fatti e dei fenomeni della natura. La filosofia si spinge oltre perché vuole indagare sull’essenza ultima delle cose. Da cui il termine metafisica, del tutto. Ma non per questo la filosofia è arido distacco dalla vita in quanto, al contrario, ne condiziona ed è condizionata dai problemi gnoseologici o della conoscenza, etici o della morale e da quelli estetici. La filosofia mette in moto il pensiero che, a sua volta, sollecita, ispira ed orienta la vita, mobilitando le idee di ogni uomo che voglia costruirsi un’equilibrata concezione della stessa con coerenza, razionalità e saggezza, secondo il motto tramandatoci da B. Spinoza “Bene agere et laetari” ( non si può essere felici se non facendo il bene).

L’interesse filosofico ed il ragionamento, che n’è lo strumento, non sono prerogative degli uomini privilegiati. Sono dotazione naturale di ogni essere umano. La differenza sta nella misura in cui ogni soggetto riesce ad elevare il livello del ragionamento e l’indice di consapevolezza delle personali riflessioni, passando dalla conoscenza alla saviezza e da questa alla sapienza per non cadere nella trappola del soggettivismo etico, che consiste nell’adottare decisioni morali in base ad un criterio assolutamente individuale. Alla luce di queste considerazioni, mi sento legittimato a ritenere il volumetto di Olimpia Ammendola un eccezionale strumento di apprendimento che apre finalmente una nuova prospettiva sullo scenario di una didattica sperimentale consistente nella proposta di guidare bambini e adolescenti verso i nuovi orizzonti culturali e formativi della filosofia con un approccio ludico, piacevole ed interessante. Può sembrare una dissennata utopia. Ma la sperimentazione in atto nel nostro Istituto e l’entusiasmo che aleggia fra gli alunni nella nostra scuola laboratorio smentiscono ogni scetticismo. Certo, non dissimulo qualche difficoltà se metto a fuoco il coraggio e la fede dell’autrice e della Fondazione Banco di Napoli, benemerita e munifica associazione culturale specializzata nella ricerca e nell’esplorazione della psicologia dell’animo infantile e dei condizionamenti che ne ostacolano lo sviluppo e la formazione, nella certezza del trionfo della loro impresa, che noi della Montessori approviamo e condividiamo nell’ottica di quanto sto per dire.

Negli ultimi cinquant’anni in Italia si sono svolti numerosi congressi e convegni, nazionali e locali. Sono stati pubblicati numerosi atti, saggi ed opere. Scorre ancora un fiume di fascicoli monografici, di recensioni, articoli, riviste, opuscoli e via discorrendo. Dunque, la pubblicistica si è allargata a tutti i livelli. Sono tanti e tali gli studiosi che si cimentano nel dibattito sulla didattica delle scienze umane, soprattutto sui problemi del rapporto fra insegnamento filosofico liceale e universitario, nonché sulle relazioni fra la filosofia e le altre discipline, che è difficile contarli. In altri termini, non si riesce ancora a trovare un accordo definitivo sull’insegnamento secondario della filosofia.

Stando così le cose, è chiaro che dai contributi della comunicazione non sembra emergere che sia stata mai tentata l’avventura di far planare il volo della filosofia dal “cielo stellato”, elitario ed egemonico dei licei, sulla superficie “modesta” della scuola secondaria di 1^ grado e nel “sottopassaggio” della “umile” primaria! E questo, suppongo, fa esplodere l’eroico furore della provocazione di Olimpia Ammendola. Secondo me, intende scuotere risolutamente dal torpore una diffusa mentalità sottovalutativa, scettica, indifferente, incredula e pessimistica per tentare l’avventura di allargare il dibattito sull’opportunità di trasferire il discorso sull’insegnamento, soprattutto etico, della filosofia, anche nelle scuole del primo ciclo, in forza  del DPR 419/74 e del DPR 275/99. Talché, la filosofia, come scrive acutamente la presidente Lidia Genovese nella Prefazione, rende tra l’altro felici e sereni, sviluppa la capacità di pensare ed aiuta l’essere umano, senza distinzione d’età, a conoscere, vivere la verità e praticare il bene e la giustizia.

Alla luce di queste riflessioni ed in linea col monito del Gabelli di formare lo strumento testa, nonché di quello di G. Filangieri che ci esorta a fare che le teste siano coltivate, alcune classi stanno sperimentando, sul piano concreto, l’avventura che ci suggerisce Olimpia Ammendola. I docenti sono impegnati nell’attivazione della zona dello sviluppo potenziale indicata da Vigotskjy, modulando la corrispondenza fra la struttura logica ed epistemologica della filosofia e la struttura cognitiva di ciascun allievo, confortati dall’assicurazione che ci dà Bruner che possiamo insegnare tutto a qualsiasi età, purché tradotto nei tipi di rappresentazione e operazioni mentali propri delle singole età. Non trascurano, in effetti, l’insegnamento del precursore Comenio il quale, fin dal 1657, ricorda di adattare l’insegnamento al ragazzo e non il ragazzo all’insegnamento, che deve apprendere con spirito critico e razionale, secondo le necessità della pansofia. Dunque, stiamo sperimentando con l’Ammendola che, se è vero che chi viene al mondo deve imparare a conoscere i fondamenti, le ragioni e i fini di quanto d’importante e non importante esiste ed accade, non solo come spettatore ma soprattutto come attore, è bene che incominci da quando lo sviluppo e la maturità delle funzioni psichiche superiori gli consentano di passare dalla percezione del tutto alla ricognizione analitica delle parti e, quindi, allo sviluppo della successiva capacità di sintesi, declinata in competenze.

Lascio qui il mio intervento, che sarà arricchito dal confronto dei ragazzi con l’Autrice che occuperà lo spazio più importante del convegno. Intanto, mi compiaccio con i nostri docenti d’avanguardia che guidano gli allievi con passione, i quali si fanno ammirare per autostima, motivazione, interesse, talenti, impegno e successo nella lusinghiera impresa.

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