Carnevale 2013: Invito alla manifestazione delle Mascherine, che trasmetteranno il suo nuovo messaggio : “Non sono più uno Sprecone! Ora osservo e desidero da tutti sobrietà e solidarietà. Partecipate alla pesca di beneficenza”. Sabato 9 febbraio 2013, ore 10.00.

6 febbraio, 2013 Archiviato in News

Le nostre Mascherine aspettano tutti voi per festeggiare insieme il Carnevale che quest’anno ci invita a trascorrere l’evento all’insegna della frugalità per far  fronte alla crisi economica ed allentare la morsa dell’impoverimento provocato  dalla disoccupazione e dall’eccessivo inasprimento fiscale che sta soffocando le famiglie.

Già da tempo sono impegnate nel laboratorio di cartapesta per confezionare gli espedienti per il travestimento e nel laboratorio di informatica per studiare il significato antropologico, sociale e storico,  magia e mitologia, religiosità e superstizione, commistione di sacro e profano,  trasformazioni geostoriche,  caratterizzazioni locali  in versioni  folkloristiche aggregative e culturali e via discorrendo.

Da una mia sommaria indagine fatta di fugaci interviste, ho potuto rilevare che i docenti stanno effettuando un buon lavoro nel far capire agli allievi che le origini del Carnevale risalgono alla notte dei tempi, in quanto l’umanità in ogni periodo della sua esistenza associata, ha utilizzato la sfrenatezza carnascialesca per vivere una pausa di efficace ed incisiva evasione dalla realtà immediata, generatrice di frustrazioni, privazioni, depressioni, tensioni dei meccanismi cerebrali e muscolari. Di essa si serve per dar libero sfogo agli stati d’animo negativi che si accumulano quando la nostra mente non riesce a creare espedienti ponderati atti a far fronte ai problemi ed alle difficoltà della vita.

Infatti, tutti sperimentiamo che non solo l’ambiente fisico ma anche e soprattutto quello sociale svolgono insieme una funzione di contenimento, di controllo e di inibizione dello sviluppo dell’energia pulsionale legata al generico principio freudiano del piacere. E nelle manifestazioni carnascialesche tutti si associano per liberarla collettivamente  ricorrendo alla formazione difensiva attiva. Ciò trova conferma nella tesi del sociologo e psichiatra bulgaro Jacob Levi Moreno autore, fra l’altro, di un diffusissimo test sociometrico, il quale sostiene che l’essere umano, fin da piccolo, serba in sé il gioco-drammatista.Si tratta di un meccanismo difensivo col quale il soggetto sfodera comportamenti contrari a quelli che solitamente manifesta e che sono generalmente ritenutiti accettabili dagli altri.

Sicché l’essere umano, proprio per effetto della sua natura di creatore di teatrino, approfittando della “liturgia” dell’evento tradizionale, proietta sulla scena vissuti e reattivi personali, già relegati nell’inconscio, mediante il ricorso a simulazioni simboliche, camuffate dal mito, dalla leggenda e dalla fantasia. Si traveste e si mimetizza immedesimandosi nel personaggio complice della sua rivoluzione simbolica, per sottrarsi, almeno per qualche giorno, al controllo del meccanismo aggressivo della vita moderna, garantito dalla ragione “opprimente”,che crea angoscia, disagio sociale, morale e spirituale, soprattutto oggi nel regime della paurosa crisi economica in cui ci hanno imprigionato  i provvedimenti della dolorosa stangata fiscale.

Abbandonandosi al gioco,allo scherzo grottesco,si libera così dall’alienazione dando sfogo alle pulsioni istintive, illudendosi di essere diventato indipendente almeno momentaneamente. In tal modo sfugge alla sottomissione ed all’obbedienza delle norme del contratto sociale, divagando in uno scenario di sogni e di spensieratezza nel quale, rotti gli equilibri dei formalismi razionali, della convenzionalità e della sottomissione, si abbandona alle turbolenze, alle parodie, al sarcasmo, alla satire, alle licenze avventurose. Questo fenomeno è vissuto peraltro da tutto il popolo che, senza però cadere nell’eccesso dell’anomia, recupera l’identità ed i valori sacrali del mito mediante la trasgressione collettiva che si converte  in una specie di rigenerazione che, se programmata, si risolve addirittura nella solidarietà sociale, come si verifica nei comitati del volontariato che organizzano le sagre paesane carnevalesche. Da questa disponibilità filantropica popolare noi montessoriani prendiamo spunto per organizzare la Pesca di Beneficenza.

Intanto, riprendendo il discorso sulla rivoluzione armoniosa e scherzosa,non possiamo negare che la festa di Carnevale è occasione per opporsi ai preconcetti che regolano la vita sociale. Al posto delle regole condivise dell’agire normale per assicurare la coerenza dell’agire,i promotori ossia il popolo, adottano quelle dell’arte e dell’estetica fantasmagorica che provvedono ad assicurare che le esplosioni di gioia, di spensieratezza e di licenza siano filtrate e moderate dal simbolismo del cuore, dal gusto e dalla finezza della misura di una condotta equilibrata che non travalichi i limiti della libertà, della moralità e della dignità personale.

Basta osservare la cura delle “quadriglie” nella scelta sensazionale dei modelli di costumi, delle maschere, dei carri allegorici, dei canti, della musica, delle danze e delle più impensate stramberie.

Ma il paradosso più contagioso che stimola  maggiormente il divertimento addirittura anche nei tipi più refrattari, amorfi ed apatici è costituito dal fatto che quanto più le stranezze delle pagliacciate, delle buffonate sono condite di ipocrisia, di forzatura, di inversione, di incongruenza, di stravaganza, tanto più il Carnevale a livello collettivo ci attrae, ci ricrea, ci fa sentire rilassati e liberi da ogni sintomo nevrotico e di stress per effetto della sua contagiosa forma e forza di esagerata ridicolizzazione della censura del super io sociale che tiranneggia sull’essere umano.

Alla luce di queste considerazioni, consentitemi di elogiare i vostri piccoli figli i quali, orientati dai loro solerti docenti, dalle loro impegnate ricerche  hanno compreso il valore storico, culturale e pedagogico della divertente celebrazione, formulando il tema del messaggio di questo Carnevale 2013, che trasmettono a tutti tramite questa comunicazione:

Non sono più uno Sprecone! Ora osservo e desidero da tutti sobrietà e solidarietà. Partecipate alla Pesca di beneficenza.

La prof.ssa Carla Esposito è pregata di coordinare l’organizzazione in rete dell’evento, attivando la collaborazione operosa ed efficiente di tutti i colleghi collaboratori delle singole scuole di questa Istituzione.

P.S. Gli studenti dell’alberghiero onoreranno gli ospiti con degustazioni di

dolci preparati utilizzando le più caratteristiche ricette della nostra

tradizione.

Download PDF versione stampabile

I commenti sono chiusi.