17 marzo “Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”.

4 marzo, 2013 Archiviato in News

Con la circolare diramata sul sito www.istruzione.it in data 05/03/2013 il Ministro del MIUR Francesco Profumo ricorda alle scuole che la legge n. 22 del 23 novembre 2012 rende il 17 marzo di ogni anno “Giornata dell’Unità nazionale della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”.

Pertanto, invita ad approfondire lo studio dei valori di cittadinanza quale condizione essenziale per realizzare un’efficace e duratura convivenza civile e rafforzare l’identità nazionale, tramite il ricordo e la memoria civica, risvegliando l’orgoglio ed alimentando l’entusiasmo con i quali abbiamo esaltato l’anno scorso il processo storico durante le celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia.

Certamente, la nostra partecipazione è stata produttiva di competenze e di crescita in quanto i nostri allievi si sono prodigati in iniziative, ricerche e produzione addirittura di una consistente mole di materiale e documenti preziosi, che arricchiscono il nostro archivio storico ed abbelliscono l’auditorio multimediale “Biagio Auricchio” con interessanti ed artistici totem illustrati e che narrano, insieme al nostro Giornale Oltre la scuola, i personaggi illustri e gli eventi più salienti che portarono all’unità d’Italia.

Sicché, disponibili e solleciti all’invito del Ministro, in questa settimana ed in quella successiva, arricchiremo ed approfondiremo le iniziative che agevolano la riflessione  sul valore della Costituzione, sul suo  prestigio nell’ambito del diritto europeo, sulla Bandiera nazionale e sull’Inno di Mameli, che il nostro complesso vocale e strumentale “Vivaio dei piccoli armonici” esegue in ogni manifestazione che organizziamo nell’Istituto.

Promettiamo al Ministro che ricorreremo a tutte le iniziative  possibili per far riflettere  che ricordare il percorso e l’importanza dell’Unità d’Italia costituisce  un primo, notevole passo per diffondere nelle nuove generazioni il senso e l’importanza dell’essere cittadini  del nostro Paese”

Però, ci sia consentita qualche riflessione. I nostri studenti da oltre un decennio sono impegnati nella lettura critica del giornale in classe in maniera tale che  sono diventati addirittura redattori di un premiato giornale scolastico.

Sono bene informati sulla gravità della situazione che avvelena questo difficile momento di crisi sociale, morale, economica, finanziaria e perciò esistenziale, aggravata peraltro dai risultati ambigui e precari di un’elezione che non riesce a dare garanzie certe, motivo per cui la crisi  è diventata anche politica. Auspicano che al più presto il nostro Paese possa avere un governo stabile. Un governo leale, equilibrato e capace di attuare le riforme strutturali atte a cavarci dal drammatico groviglio dei meccanismi che ci tengono prigionieri nello stallo diventato cronico delle forze politiche arroccate nelle tenebre delle ostinate tensioni e contrapposizioni faziose, rissose e dispettose di parte, incapaci  di trovare accordo e coesione leale per il bene del Paese.

Nonostante l’immane fatica del nostro Presidente della Repubblica, il quale ce la mette tutta nello sforzo di sprigionare al massimo quella luce eccezionale proiettata dalla sua venerata saggezza, che invano cerca di  illuminare loro la strada per un deciso e convinto ritorno alla considerazione della realtà, devastante e lacerante, all’orizzonte non riusciamo ad intercettare nessun accordo, ma solo minacce e dispetti reciproci, inciuci e veleni, soprattutto a causa dello stallo della quadratura del cerchio sul sovvenzionamento  e rimborsi elettorali ai partiti e sulla ripartizione delle poltrone.

Impegnate a beccarsi reciprocamente, le forze politiche neoelette hanno perso di vista gli elettori che sperano ancora che la situazione cambi e che non si sia votato inutilmente. Gli italiani cullano ancora la speranza che gli eletti prendano una buona volta  coscienza ed assumano la responsabilità che la mancanza delle riforme che tutti hanno promesso reca  danni irreparabili e sofferenze all’Italia intera costruita dai Padri del Risorgimento , mentre lo stato di povertà e indebitamento delle famiglie accresce il loro disagio sociale ed esistenziale, causato per effetto dell’incapacità di spesa, aggravata dalla disoccupazione, tasse ed imposte di ogni specie.

Come si vede, la scuola fa il suo dovere. Si impegna nel formare l’uomo ed il cittadino alla luce della Costituzione. Ma le forze politiche…la rispettano e la difendono? Si sono fatte eleggere per badare all’individualismo etico oppure per provvedere al benessere della convivenza democratica che gli alunni studiano e praticano a scuola, ma stentano a vederla realizzata nella realtà effettuale?

I giovani attendono decisioni concrete che risveglino in loro la fiducia, la credibilità e la speranza nella crescita. Aspettano buon esempio e chiarezza anche dalla politica di oggi e non solo da quella  che ci hanno tramandato i nostri avi del Risorgimento. E che studiano con avidità sui banchi di scuola.

Esigono il rispetto del diritto ad avere risposte positive  ai loro bisogni concreti e garanzia per il futuro occupazionale nella propria Patria e non essere costretti ad abbandonarla per trovare lavoro all’estero, come gli emigranti che un secolo fa andavano a cercare fortuna con le valigie di cartone nei paesi  stranieri.

Tutto sommato, studiano e praticano, motivati dai docenti, Cittadinanza e Costituzione, ma in cambio invocano dai neoeletti di non farsi disorientare ed accecare dal potere e  che non li lascino deperire in uno stato di perenne precarietà che offende il loro senso e importanza dell’essere cittadini del nostro amato Paese.

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