Invito alla pubblica manifestazione della festa di Sant’Antonio Abate: accensione del folkloristico falò, allietato da una caratteristica drammatizzazione con cui gli allievi esalteranno la saggezza popolare alla luce della storia, mito, religione, credenze, superstizioni e dei sentimenti della cultura musicale popolare del complesso “A PERTECA” del maestro Pino Jove. Venerdì 17 gennaio 2014 –ore 11.00 – Giardini dell’Istituto.

14 gennaio, 2014 Archiviato in News

Eraclito di Efeso, vissuto fra il VI e V secolo a.C., nella sua speculazione cosmologica finalizzata alla ricerca di una sostanza unica primordiale, che costituisce l’essere delle cose, individuò nel fuoco il principio attivo del mondo, attribuendogli intelligenza, creatività, vitalità ed ordine eterno, motivo per cui concluse che il fuoco non è stato creato da nessuno degli dei o degli uomini.

Pertanto il fuoco, come entità metafisica, secondo lui darebbe vita al mondo, provocando il movimento incessante ed il divenire delle cose, accendendosi e spegnendosi con regolarità.

Da questo contrasto ne dedusse l’unità e l’armonia della realtà, che compendia nell’espressione “ Ciò che è opposto unisce e ciò che diverge congiunge”. Nasceva così l’indagine sulla natura la quale deve essere, secondo il filosofo presocratico, preceduta da quella interiore dell’uomo che diventa sempre più intima e profonda; essa, senza limiti e senza barriere, deve aprirsi alla comunicazione interumana in quanto facciamo tutti parte della stessa natura ed insieme impariamo a congiungere la discordia con la concordia.

Perché questa premessa? Perché Eraclito ci introduce nell’area del mito antropologico e dei racconti che via via si trasformano in riti e rituali, costumi e credenze che si tramandano e si ripetono come retaggio che viene rilegittimato di generazione in generazione. In altri termini, il tutto si riepiloga nella tradizione che Hegel precisa che “non è una statua immobile, ma vive e rampolla come un fiume impetuoso che tanto più si ingrossa quanto più si allontana dalla sua origine”.

Non ritengo a questo punto superfluo ricordare che anche i romani attribuivano un potere sacro al fuoco di Vesta, anch’esso ritenuto principio divino e peraltro protettore di Roma, come altrettanto sacro il suo focolare custodito dalle sacerdotesse vestali. Così la limitata speculazione eraclitea, sganciandosi dai rudimentali canoni razionali della filosofia del tempo, si fa mito che non è altro che la proiezione della vita sociale dell’uomo. Esso ne sublima aspirazioni reali e fantasmi inconsci configurando funzioni catartiche e propiziatrici esprimendosi in codici popolari, cerimoniali, sagre, manifestazioni folkloristiche che, tutto sommato, ricordando il passato, alimentano una ricca cultura popolare relativa ai valori morali e civili che  motivano a socializzare per superare insieme il drammatico conflitto cosmico fra il bene ed il male,  fra paradiso ed inferno.

In questo quadro si colloca la mitica e portentosa figura di Sant’Antonio Abate che viene particolarmente celebrata il 17 gennaio di ogni anno in tutti i paesi d’Italia ed in quelli di cultura celtica. In Italia il Santo è riconosciuto come patrono dei contadini e protettore degli animali domestici. In molte località, secondo un particolare mitico rituale, mescolando sacro e profano, superstizioni e valenze culturali, il popolo festeggia la ricorrenza rievocando la propria tradizione nel rispetto delle sue usanze e riti, fra cui la benedizione degli animali e  l’accensione del suggestivo falò, in quanto il fuoco, mentre da una parte è simbolo dell’inferno e del diavolo, dall’altra è vita per gli uomini. Talché il Santo è ritenuto dall’immaginario collettivo padrone del fuoco e salvatore delle anime dall’inferno, vincitore delle tentazioni e guaritore dalla malattia infettiva, herpes zoster, nota anche per il suo nome “fuoco di Sant’Antonio”.

Infatti, la leggenda, nelle sue varie versioni, narra che il Santo eremita, ricercato e pregato dagli uomini che morivano dal freddo, s’introdusse nell’inferno immergendo astutamente nel fuoco la punta del bastone di ferula. Per disorientare i diavoli che erano a guardia dell’ingresso, furtivamente fece scivolare dentro un maialetto per distrarli. Ed essi, impegnati nell’inseguirlo e scacciarlo, non si accorsero del “furto” del fuoco catturato mediante la punta del bastone che Sant’Antonio consegnò agli uomini che accesero i loro roghi.

(Questa leggenda probabilmente si rifà al mito greco di Prometeo che rubò il fuoco ad Efesto, dio del fuoco, che custodiva per ordine di Zeus nell’isola di Lemno nel Mar Egeo).

Ci si chiede il perché di tante manifestazioni extracurricolari. I motivi istituzionali ed opportuni sono tanti. Ne accenno i fondamentali, a mio avviso. La scuola per preparare alla vita, deve essere essa stessa vita, ossia vivaio e laboratorio di relazioni umane edificanti in cui lavoriamo noi addetti ai lavori ed i genitori (naturalmente, quando possibile, con l’apporto di risorse umane esterne), alla luce di una conoscenza approfondita dei processi che stanno alla base dell’apprendimento del sapere indicato dai programmi, relazionato alle civiltà passate, alla cultura del presente ed ai problemi che veicola, in prospettiva del futuro.

La realizzazione degli eventi aperti al pubblico costituisce un mezzo potente per  arricchire il processo sotto l’aspetto culturale, sociale, critico, metodologico e didattico in quanto offre a ciascun allievo la felice opportunità di fruire del coinvolgimento diretto della società nella situazione apprenditiva, la cui valutazione viene rimessa anche al popolo per un riscontro ed informazione di ritorno sul profitto.

L’interesse degli allievi ad esibirsi in pubblico li rende motivati al massimo per riscuotere successo. Così si esercitano a coltivare il protagonismo personale e di gruppo. Sperimentano che il riconoscimento sociale del proprio profitto e rendimento consente di aumentare l’autostima, la responsabilità, l’impegno logico e morale, mentre sviluppano la capacità intellettiva e creativa, supportata dall’arricchimento dell’interazione sociale.

I cittadini dal canto loro, attratti dall’ansia dei giovani che chiedono di essere aiutati  ad affrontare un futuro certo e sicuro che sfugge loro sempre di più a causa di una politica logorroica e vuota, che promette ma che rimanda all’infinito la loro sistemazione, certificata dal tasso sempre crescente della disoccupazione, mediante gli incontri organizzati a scuola, si rendono sempre più disponibili al dialogo ed interessati al dibattito secondo il quale la crisi che ci attanaglia non è solo generata dalla grave situazione economica e finanziaria delle famiglie che lo stato esattore spietato inasprisce, ma anche dall’indifferenza e dall’insensibilità del popolo che nulla fa per convertire chi ha il dovere di adoperarsi ad assicurare l’inclusione attiva e dignitosa nella società.

L’incontro della scuola con il popolo adulto è necessario per trovare insieme le soluzioni più opportune e coerenti atte a scongiurare la drammatica solitudine, l’avvilente disagio, la pericolosa frustrazione e lo spaventoso disorientamento dei giovani, psicologicamente depressi dall’egoismo di un’individuata società adulta senza cuore che, per difendere i propri privilegi, rimane impassibile di fronte al vuoto ed al nulla in cui lascia drammaticamente precipitare i giovani i quali venendo a scuola fanno il loro dovere, ma vengono scoraggiati e demotivati paradossalmente da una politica iniqua e paralizzante, che non lascia loro sperare in un avvenire di operosi ed onesti cittadini.

La scuola militante è con i giovani. Purtroppo, da sola non ce la fa perché trova ostacoli nell’indifferenza, nella superficialità e nella leggerezza con cui viene trattata.  E’ recente l’episodio sconcertante degli scatti percepiti dai docenti, poi chiesti indietro e dopo confermati… ?! Eppure, B. Varisco già nel 1912 scriveva che non ci può esser una buona scuola dove non si faccia una buona politica.

Ci affidiamo allora a qualche miracolo di Sant’Antonio Abate affinché ci faccia uscire dalla confusione e dalla sterile procrastinazione all’infinito di decisioni  urgenti che si annunciano e mai si realizzano  per effetto di una palese incoerenza che mina ogni chiara e condivisa politica olistica tesa a migliorare la qualità del servizio  scolastico, eliminando ogni taglio di risorse ed ogni scorribanda di sterili e catastrofiche riforme che non danno ai giovani reali prospettive di inserimento nell’universo occupazionale per l’incapacità della governance di eliminare lo scollamento fra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro.

Perciò, in occasione dell’evento in onore del Santo, invitiamo genitori e popolo ad unirsi a noi della scuola per ammirare la manifestazione propiziatoria dei nostri allievi alla luce della saggezza dei nostri avi per rinforzare col reciproco sostegno educativo e di solidarietà concreta e consolidare la loro autostima ed il dominio di sé, mediante la valorizzazione di ognuno come persona capace di costruire un suo autonomo destino allontanando il pericolo che possano maturare la tendenza al rifiuto dell’adulto. E, dulcis in fundo, il “tradizionale rito” sarà arricchito dall’eccezionale esibizione dell’affermatissimo complesso di gruppo musicale folkloristico, ormai storico vanto del popolo sommese, “A PERTECA”, diretto dall’estroso maestro Pino Jove, che vanta anche la produzione di lavori discografici molto ricercati perché veicolano brani tradizionali con arrangiamenti che parlano al cuore e stimolano  sentimenti  che ci trasportano nel clima della beata allegria che sgorgava dalla equilibrata saggezza romantica dei nostri antenati. L’esibizione del complesso sarà, quindi, ritenuta di buon auspicio per il futuro dei giovani affinché possano seguire il buonsenso degli antichi, aspirando alla loro vita operosa e compensatrice di bene per tutti.

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