Ammissione della nostra Istituzione alla Rete delle Scuole Associate dell’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura): Divulgazione della notizia del prestigioso riconoscimento da parte dei nostri giovanissimi cronisti durante la puntata del Tiggì Gulp (Canale 42 della Direzione RAI Ragazzi) che andrà in onda il 24 febbraio 2014, ore 16,45. Delucidazioni del Dirigente Scolastico sull’educazione tempestiva alla cultura del diritto.

21 febbraio, 2014 Archiviato in News

Comunico alle SS.VV. che, sollecitati dalla nota n.8015, datata 15/10/2013, della Direzione Generale dell’USR per la Campania, ad avanzare la candidatura per l’associazione  alla Rete Nazionale delle Scuole Associate all’UNESCO, abbiamo presentato il  Progetto contenente il  nostro piano di studio con le attività orientate alla realizzazione dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite  nella convivenza mondiale, partendo dal  Diritto a scuola.

L’inizio del nuovo anno ci ha sorpreso con la beneaugurante notizia che la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO in concerto con la Direzione Generale per gli Affari Internazionali del M.I.U.R hanno approvato il Progetto, accogliendo la richiesta di inserimento del nostro Istituto nella lista delle Scuole Italiane Associate all’UNESCO. Tale qualifica ci ha conferito l’onore di fregiarlo del logo del network internazionale “ASP.net” (Associated School Project-network).

Diffonderanno la notizia i nostri alunni “cronisti” che frequentano la scuola di base, ossia del primo ciclo di istruzione, già impegnati in analogo Progetto di partecipazione mensile al TIGGI’ GULP, programma di informazione per i ragazzi, che viene realizzato dalla RAI in collaborazione con il TG 3 (canale 42 del DDT). Siamo già alla quinta presenza che andrà in onda alle ore 16,45 del 21 febbraio 2014.

Ed ora consentitemi alcune delucidazioni sulle origini del nostro Progetto UNESCO che trae la sua genesi dal peculiare ruolo professionale che traduciamo nello svolgimento della nostra funzione educativa, culturale, etico – sociale per la formazione integrale dei futuri cittadini del mondo. Partiamo dalla scuola dell’infanzia per incominciare a guidare il piccolo educando a stare bene con se stesso e con gli altri, cercando di eliminare i condizionamenti che ostacolano il suo sviluppo equilibrato. Nel bambino è congenito il sentimento di inferiorità, di debolezza, di dipendenza dovuto al confronto sociale con gli adulti. Infatti, A. Adler scrive che ogni bambino è indotto a considerarsi piccolo e debole dal fatto di essere circondato da adulti. Sentimento che si consolida quando noi adulti non interpretiamo correttamente i suoi bisogni di tenerezza, di amare ed essere amato, quando ci relazioniamo con atteggiamenti severi e possessivi, che si sostanziano nella freddezza di stili educativi autoritari, severi ed umilianti che mortificano la sua fragile personalità e la sua impotenza a reagire. La conseguenza è facilmente intuibile. Favoriamo a torto in lui la crescita ed il consolidamento di sentimenti negativi come la paura, l’insicurezza, la frustrazione, problemi di autostima, dipendenza e sfiducia in sé, negli altri e nella vita sociale, che si traducono quasi sempre in comportamenti aggressivi e ribelli.

Allo stesso risultato negativo perveniamo allorché, per contro altare, allo scopo di contrastare l’educazione autoritaria, rigida e mortificante, ricorriamo ad un rapporto permissivo ed iperprotettivo. Erich Fromm ci persuade che creiamo così un bambino viziato al quale con le nostre premure togliamo la possibilità di conquistare l’autonomia. Ne prolunghiamo la dipendenza, impedendogli di intercettare le occasioni propizie che consentono di affrontare e superare il sentimento di inferiorità e di inadeguatezza.

Quindi, le due modalità di trattamento, pur essendo opposte, sotto il profilo psicopedagogico, realizzano, tutto sommato, risultati analoghi e coincidenti in quanto portano allo stesso esito sconcertante di disturbare la propensione precoce ad entrare in relazione con gli altri e, impedendo agli educandi di capire i loro stati emotivi, di socializzare, a causa dell’indotta svalutazione personale che può spesso tradursi in vera e propria condotta aggressiva, generata dall’angoscia di base che caratterizza lo stile di vita consolidato in famiglia o in una scuola refrattaria o disattenta.

Ed ecco perché in quest’Istituzione, interpretando ed applicando la locuzione baconiana, iniziamo ab imis fundamentis, ossia fin dall’infanzia, ad estirpare dal microcosmo condizionante delle famiglie autoritarie e di quelle permissive i fattori nevrotizzanti mediante strategie energicamente socializzanti, tra cui il ricorso alle attività recitative e giuochi drammatici, calibrati e curvati sui bisogni individuali, finalizzati a stimolare i bambini ad equilibrati comportamenti sociali, positivi, autonomi e responsabili, capaci di valorizzarli e farli sentire protagonisti attivi nei vari laboratori, con preferenza per quello teatrale. I giuochi drammatici di gruppo, là dove ognuno recita la sua parte, rispettando il proprio ruolo e quello degli altri, azionano le potenzialità che aumentano l’empatia e, quindi, l’altruismo mediante le capacità di entrare vicendevolmente in sintonia con le emozioni per affrontare insieme le situazioni difficili della vita nel pieno rispetto delle regole. Intanto, il dialogo con le famiglie rinforza la nostra vicendevole alleanza per contrastare gli assalti eversivi di una società generalmente corrotta che, con artate lusinghe, tenta di offrire  ai ragazzi il facile accesso al disadattamento, all’abbandono scolastico, alla devianza, non esclusa poi addirittura la delinquenza.

Pertanto, il punto di forza di tutte le attività di apprendimento che adottiamo consiste nella pratica della nuova concezione psicoterapeutica di K. Rogers estesa al campo della pedagogia. Rispettando le  tendenze vitali dell’allievo, lo motiviamo a liberarsi dai condizionamenti autoritari e protettivi, dai suoi conflitti e tensioni in quanto riconosciamo che ogni soggetto “possiede potenzialmente la capacità necessaria per la soluzione dei suoi problemi”.

Facciamo così nascere l’educazione alle “responsabilità dell’uomo libero” dall’esperienza, consentendo agli allievi di provare il gusto di inventare, sperimentare e concorrere all’umanizzazione della società mediante modalità operative fondate sul mutuo insegnamento, col quale si esercitano a potenziare la capacità di autoregolazione all’interno di una comunità costruttiva di gruppo, che dissolve stereotipi e conflitti egoistici. In effetti, assicuriamo la libertà (ma non la spontaneità istintiva) di praticare le loro esperienze con la possibilità di manifestarle e comunicarle, senza interventi soffocatori della personale autorealizzazione.

Così ognuno afferma il suo “Io”, si integra nell’ambiente, valuta se stesso e gli altri, riconosce ed accetta i suoi lati deboli. Affronta le difficoltà della vita e si sente adeguato in quanto noi montessoriani, accettandolo e rispettandolo, ci asteniamo dall’imporre i valori già belli e fatti. Lasciamo a lui il piacere, la gioia ed il gusto di ricercarli. Limitiamo i nostri interventi al ruolo di animatori, di orientatori e di guide nel contesto della comunità scolastica, praticando un insegnamento/apprendimento vivo ed attivo, capace di sollecitare l’emancipazione sociale, culturale ed interculturale.

Sulla piattaforma di questa solida impostazione pedagogica e didattica, animati dal cambio in melius della mentalità dei genitori, aiutiamo i nostri allievi a costruire le basi culturali ed interetniche, nonché gli strumenti etici e conoscitivi per alimentare lo spirito internazionalista, i valori del rispetto, della tolleranza, dell’integrazione e della solidarietà fra i popoli, dialogando, discutendo e praticando l’educazione allo sviluppo civile e pacifico dell’umanità, alla luce dell’Atto Costitutivo e delle direttive dell’UNESCO, senza rinnegare l’identità di ogni popolo, che valorizziamo rispettando sempre le leggi, la giustizia, i diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, escludendo ogni distinzione di razza, sesso e condizione economica, sociale e culturale.

Purtroppo, non possiamo sottacere che la sorgente dell’onorevole monte romano qualche volta non ci aiuta nell’impegno educativo in quanto non mancano le occasioni in cui, anziché zampillare l’esemplare limpidezza della legge, si trasforma paradossalmente in cratere che erutta il torbido turpiloquio, la sacrilega violenza, offese incivili, insulti, volgarità e vilipendi, bagarre e relativi sinonimi, come è accaduto in questi giorni. Fattacci indecorosi e spettacoli di cattivo gusto che turbano negativamente il processo formativo dei giovani cittadini di domani e che rendono più complicata la nostra missione di guida alla legalità, alla tolleranza ed al dialogo costruttivo, mentre  ripugnano al senso comune perché sconvolgono la gerarchia dei valori finalizzati ad educare alla pace!

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