Avvio nuovo anno scolastico 2016/2017: SETTIMANA ACCOGLIENZA dal 1^ settembre 2016. INIZIO LEZIONI 12/09/2016.

2 settembre, 2016 Archiviato in News

E’ tutto pronto per l’inizio produttivo del nuovo anno scolastico. Manca tuttavia un passaggio essenziale per mettere in moto il complesso meccanismo del sistema.

Si tratta della Settimana dell’Accoglienza. E’ un approccio proattivo necessario che noi montessoriani riteniamo la fondamentale operazione che ci consente di  rilevare agevolmente i presupposti per fissare dei punti essenziali onde impostare una pianificazione qualitativamente fondata su principi chiari, obiettivi precisi e metodologie didattiche e formative, scientificamente efficaci, per realizzare lo sviluppo integrale di ogni alunno nella sua individualità concreta, senza sacrificare il mondo della vita affettiva  a vantaggio di quello cognitivo, tenendo sempre presenti la  complessa realtà  di ciascun educando e la sua inscindibile unità nei diversi aspetti, assecondando tempi e ritmi della sua naturale evoluzione, trascurata ormai dalla regolamentazione con formulari standardizzati degli aspetti ritualistico-formali della valutazione.

La fatidica Settimana nel tempo stesso permette soprattutto ai bambini nuovi iscritti alle scuole del primo  ciclo di prendere contatti con alunni coetanei ed “anziani” per i primi globali confronti relazionali e con le regole di convivenza allargata e regolamentata. Si tratta di far effettuare a tutti i nuovi alunni, prima dell’inizio delle attività didattiche, un conveniente graduale ambientamento, senza avvertire difficoltà ed eventuali crisi di adattamento quando successivamente saranno sensibilizzati a partecipare progressivamente alle attività didattiche curriculari d’apprendimento, orientate allo sviluppo delle competenze di cui ai relativi programmi.

In questo quadro nel periodo dal  01/09/2016 al 10/09/2016 attueremo l’accoglienza dei nuovi iscritti soprattutto in una meravigliosa atmosfera festosa, creata dagli alunni stessi già “anziani” mediante l’allestimento di cartelloni di benvenuti, l’esposizione di tutti i lavori manuali, plastici e pratici e di tanti altri elaborati di meravigliosa fattura che abbelliscono aule, corridoi, saloni, laboratori, auditorio multimediale,  l’immensa sala pranzo e gli spazi del nostro complesso istituto.

I neo iscritti saranno accolti da questa comunità montessoriana in un clima ludico e festoso in cui, messi a  proprio agio, sperimenteranno da subito che la scuola non è solo luogo di istruzione ma anche, e soprattutto, come scrive K.H. Read, vivaio di relazioni umane, ambiente di vita predisposto per agevolare convenientemente il protagonismo di ciascuno nella autogestione del personale processo formativo di socializzazione che dovrà connotarsi e coronarsi in forma cooperativa con la responsabile maturazione del carattere, che si basa soprattutto sulla formazione sociale, morale, emotiva ed affettiva.  I piccoli si troveranno da subito a loro agio in un ambiente ricco e complesso dove vivranno accettando, senza remore e difficoltà, gli altri  in quanto immersi in una prima forma di convivenza cooperativa, agevolata da stimoli generatori di benessere, sicurezza e serenità. La Montessori ci insegna che aiutare la vita è il primo principio della nostra professione di educatori in quanto il recupero dell’unità inscindibile della dimensione umana è il fondamento del nostro impegno professionale che difendiamo energicamente contro i tentativi della sofistica propaganda spuria e la invadente politicizzazione della scuola che propendono ad assimilarla precariamente ad un’impresa tecnologica, con buona pace di tutte le sue migliori conquiste consacrate dalla storia. Riflettere su tutto ciò, disdegnando pregiudizi e trionfalismi per quanto di buono della storia si sta in un baleno  distruggendo per la mania di innovare, è essenziale per un incipiente ambientamento e inserimento nella scuola. Talché essa è una realtà complessa, ossia organizzazione pubblica dell’azione formativa intenzionale, competente e sistematica alla quale non ci si può adattare improvvisamente con un passaggio repentino dalla casa e dalle abitudini domestiche. Le  emozioni non si insegnano ma si possono stimolare! Un  impatto fulmineo, non agevolato da prudenti accorgimenti di confronti relazionali che ispirino fiducia, può indubbiamente creare nel nuovo arrivato stati d’ansia, turbamenti emotivi, disorientamento e non di rado addirittura forme precoci di disadattamento scolastico che chiamerei elettivo, paradossalmente provocato addirittura dalla scuola, che in tal caso deve vergognosamente ammettere il suo fallimento per l’incertezza ed il disagio diffuso creato dall’invadente precarietà politica che arranca nella ricerca di modificare l’impianto del sistema educativo soppiantando anche gli approcci tradizionali sperimentati di alta qualità anche ai fini del cambiamento.

Al contrario, noi montessoriani ed unescani ci adoperiamo affinché ogni nuovo iscritto si affezioni poco a poco all’ambiente scolastico superando l’isolamento familiare e sviluppando il bisogno pro sociale della convivenza e della vita cooperativa.

Gli agevoliamo la motivazione ad associarsi  in gruppo con i “ veterani “, spinto dal bisogno naturale di interagire. Relazionandosi con loro che faranno da ciceroni nelle visite e partecipando alle iniziative ludiche, motorie, sportive, creative, spettacolari e culturali  in agenda, incominceranno ad avvertire che il principio ispiratore che anima costantemente la nostra professionalità è costituito dalla formazione integrale della personalità nei suoi molteplici aspetti soprattutto  della crescita, come ci insegna l’Europa delle culture, e di  quello caldo emotivo-affettivo, con gli stati d’animo, sentimenti, passioni e tutti gli altri meccanismi che sono alla base del temperamento, del carattere, dell’autostima, della condotta, del comportamento, ecc. Per tutto ciò, diversamente da chi valuta la scuola militante da estraneo  e ignaro dei problemi vitali delle singole realtà, noi unescani non trascuriamo l’intelligenza calda emotivo–affettiva a vantaggio di quella fredda cognitiva, ormai imposta delle pretese delle estranee ingerenze politiche ed imprenditoriali che puntano a fare della scuola un luogo  freddo  di istruzione e di addestramento per la selezione di classe all’interno del mercato inceppato, che intanto, non ostante gli assilli a docenti ed alunni,  non ci si preoccupa di sbloccare  ai fini della ripresa della crescita e frenare la disoccupazione che attende gli studenti al termine del percorso degli studi, invano monitorati dalle ripetute ingerenti valutazioni sommative di profitto scolastico su schema generale standardizzato ed omologante di un alunno immaginario, con buona pace della persona unica e irripetibile di ciascuno dei diversi milioni di studenti. Eppure,  già da decenni or sono il grande maestro Lombardo Radice ci avverte invano che gli individui non devono essere utilizzati come strumenti dagli altri. Che nessuno in questo mondo deve servire alla prepotenza di un altro. Ogni uomo è un’anima che deve essere sviluppata con religioso rispetto. Ogni  individuo è un mondo umano. Non è un  mezzo da adoperare ma fine e forza da aiutare ad autosvolgersi. Non è quindi un oggetto passivo. Ma un soggetto libero, capace di crescere, di creare e realizzare il proprio cambiamento e quello sociale.

Alla luce del suo insegnamento e dei principi e valori dell’UNESCO, noi montessoriani ripudiamo ogni pseudopedagogismo manipolatore ed ogni pedagogismo bieco, chiuso, unilaterale e miope per dedicarci, senza assillo di prontuari già belli e fatti, ad educare qualitativamente ai valori, allo sviluppo delle doti umane ed alla ricchezza dei sentimenti che ripugnano competizioni, preferendo il dialogo, la collaborazione, la solidarietà alla luce di una solida formazione sociale, emotiva, affettiva e morale.

All’uopo, nella agenda della Settimana sono previsti incontri dei genitori con tutti noi (dirigenti, docenti, personale ausiliario, autisti, personale di cucina e volontari dell’Eduform) per scambiarci informazioni, dati, idee, proposte e quant’altro si ritenga utile per rendere sempre più autonomamente  democratica nella sua struttura e funzione questa comunità pedagogica.

Ed ora qualche breve riflessione in merito. E’ noto che la scuola del primo ciclo costituisce la fase sistematica fondamentale del processo di apprendimento permanente dell’istruzione, educazione e sviluppo multilaterale dell’uomo e del cittadino.

E’ pertanto  il segmento dell’educazione  formale, essenziale del cittadino di domani, ma non esaustiva, che  la scuola eroga come agenzia educativa pubblica, pluralistica e democratica che intenzionalmente promuove il processo di sviluppo e maturazione delle competenze cognitive ed affettive  dell’educando in un ambiente predisposto di vita collettiva e cooperativa. Talché  la presente  società della conoscenza, della tecnologia, delle comunicazioni e dei mercati transnazionali  dell’attuale mondo in rapida  evoluzione affianca la scuola spesso in concorrenza anche  con variegate agenzie similari.  Si tratta di quelle organizzazioni come la famiglia, altre istituzioni, mass-media e la stessa  società che erogano la cosiddetta educazione non formale. A questa si aggiunge inoltre quella incidentale o informale che l’educando assorbe dall’ambiente, spesso costituita da schemi culturali e comportamentali incompatibili con quelli  che noi uomini di scuola riteniamo idonei in quanto ci ispiriamo alla filosofia pedagogica che promuove l’ordinata attività di realizzazione della personalità di ciascun educando, cittadino di domani, secondo modi e tempi propri  sulla base delle specifiche attitudini e talento. Alludo qui soprattutto alla cultura di massa che L. Porcher chiama scuola parallela con la quale la società informa senza filtri e senza scopi educativi l’infanzia e la fanciullezza fuori della scuola. Tutto sommato, le due educazioni diverse da quella formale scolastica, anche quando offrono opportunità e risorse non indifferenti di promozione culturale e comunicative di crescita e di sviluppo, non sempre sono coerenti con le finalità e gli obiettivi specifici che realizza la scuola, ad incominciare da quella dell’infanzia, come si evince dalla ricerca comparativa sull’insegnamento primario nel mondo fatta da J.L. Garrido per conto dell’UNESCO e dalla Raccomandazione n. 74 della medesima Organizzazione mondiale, della cui Rete delle Scuole Associate fa parte quest’Istituzione.

Ecco un altro dei motivi impellenti per cui noi montessoriani ed unescani riabilitiamo le abilità e competenze del mondo emotivo dando pari importanza all’alfabetizzazione emozionale socio-affettiva, trascurata (a quanto sembra dai valutatori estranei alla scuola militante) rispetto a quella cognitiva che ignora vissuti emotivi, numerosi stati d’animo, ansia, tristezza, rancori, angoscia, depressione, emozioni e sentimenti, dinamiche inconsce ed altri fenomeni non  cognitivi, relativi al temperamento, al carattere, alla condotta ed al comportamento, che sono le forze dinamiche necessarie  per lo sviluppo della motivazione al  profitto  scolastico e di quella al successo scolastico. Ciò crea uno scompenso fra le due alfabetizzazioni, talché la mancata maturazione delle competenze emozionali socio-affettive incide notevolmente sul rendimento anche dei soggetti normodotati. Eppure, già nell’apprendimento istintivo infantile si rileva che giocano uguale peso i fattori intellettuali e quelli  affettivi che interagiscono influenzandosi scambievolmente. La scuola, quindi, non è un opificio tecnologico dove per ingerenze politiche ed economiche si confeziona un automa, un prodotto finale perfetto, una macchina detta uomo. Al contrario, è un vivaio dove si coltiva il processo di maturazione di una persona che inizia a vivere con responsabilità etica, con la differenza  che il relativo processo formativo non è mai scevro da difetti ed errori. E questo fa dire a Bruner che l’educazione è pericolosa perché ammette il senso delle infinite possibilità. E noi cerchiamo di prevenire quelle negative che ostacolano l’armonica crescita in tutte le dimensioni del bambino padre dell’uomo, come lo chiama la Montessori!

Vale la pena ricordare che noi uomini di scuola, sostenuti da voi genitori, che a titolo naturale siete anche voi educatori scolastici e pertanto facultati ad interagire con noi, non ci lasciamo suggestionare dallo sconcertante turbamento indotto nella scuola dal tentativo di saccenti tendenze politiche che pretendono di assimilare i nostri delicati ruoli professionali educativi e formativi di personalità a quelli delle maestranze di officine meccaniche che confezionano oggetti senz’anima. Queste ideologie strane e raffazzonanti intendono governare, controllare, valutare la scuola con sconsiderati astratti algoritmi, che stanno producendo caos, smantellamento e disorientamento mediante espedienti che atrofizzano i fattori non cognitivi, ossia quelli della sfera inconscia, le disposizioni affettive e correlati psicofisici, e cercano di demotivare anche noi docenti. Sono note le contestate procedure di mobilità, le assegnazioni di sedi forzate. Spaventano i cambiamenti e lo sfascio della stabilità triennale che annullano il diritto alla continuità didattica dell’alunno, dissociano la comunità scolastica e disintegrano nel frattempo l’unità della famiglia dei docenti, costretti a emigrare senza fissa dimora. Sono sconcertanti inoltre i ridicoli casi di deriva autoritaria di diversi presidi “commissari di governo” che manovrano maldestramente la loro discrezionalità nell’assegnazione di sede con bizzarra e sconcertante richiesta ai docenti da nominare di “video mortificanti di presentazione” (come denuncia il Codacons) e di arbitrarie certificazioni alle docenti di sesso femminile. Recentemente, come si legge sul Corriere della Sera del 12/8/2016, i numeri pubblicati dall’Istat raccontano  un Mezzogiorno che trabocca di giovani diplomati con 100 e lode e ricchezza di preparazione di spropositate eccellenze, in contrasto con i monitoraggi nazionali (Invalsi), che segnalano nel Mezzogiorno una scuola in affanno. A ciò bisogna aggiungere , anche lo sconcertante ed umiliante paradosso di rimettere il giudizio di valutazione dei docenti addirittura agli alunni, genitori ed estranei nei Comitati di valutazione.  Norme che riesumano in peius le qualifiche, i verbali di visita, i rapporti informativi annuali riservati (stilati allora dai presidi e direttori soltanto) e via discorrendo, abrogati dalle norme sulla democrazia scolastica a partire dalla legge 477/73 e normativa  novellante posteriore, soprattutto dal DPR 275/1999 per effetto della legge 59/77 consolidante l’autonomia didattica ed organizzativa alla luce dei principi di democrazia scolastica, di uguaglianza, di libertà e di partecipazione contro l’autoritarismo  che, purtroppo, con le riforma della  cosiddetta buona scuola, tradotta con l’etichetta sofistica e falsamente eufonica “Patto educativo”, ha smantellato e disabilitato l’autonomia della migliore scuola che l’ha preceduta, sostituendola  con le mutate spoglie di democrazia borghese. Occorrerebbe intercettare i limiti della riforma, le sue contraddizioni, le difficoltà della scuola militante  e le inquietudini che tormentano  il personale che spesso si disorienta perché indotto ad abbandonare le conquiste realizzate con esiti eccellenti per effetto di riforme precedenti. Ormai non c’è più testata giornalistica in versione digitale o in versione cartacea che non smette di fremere contro la talora spregiudicata, folle buona scuola che sta sovvertendo l’ordine, l’equilibrio e la serena operosità di quella lodevole che hanno frequentato gli stessi suoi iconoclasti rottamatori. Dal Blaswingnews e da altrove rileviamo, fra l’altro, docenti umiliati…gogna mediatica…errori clamorosi…incubo di migliaia di docenti…licenziabilità ogni tre anni… valutazione cavallo di Troia, ecc. Fortunatamente il nostro istituto, essendo paritario, non è tanto sfiorato da tali criticità. In ossequio alla normativa vigente, come dimostreremo in anteprima con la Settimana dell’Accoglienza, continueremo a svolgere umilmente i nostri progetti educativi flessibili, sempre più aggiornati e perfezionati, con competenze operative di protagonisti del cambiamento impegnati nella ricerca d’innovazione continua di come trasformare il sistema con successo superando le dubbiose precarietà politiche.

In questa non facile impresa, recuperando il senso della storia ed evitando ogni frettolosa dissoluzione delle conquiste realizzate in merito all’autonomia scolastica, alla libertà didattica ed alla deontologica dignità professionale della funzione docente, saldiamo la nostra costruzione  dell’uomo sulla garanzia dei quattro pilastri del Rapporto della Commissione UNESCO, coordinata da Jacques Delors. Essi assicurano il cittadino che apprende, consolidandolo nella sua integrità: imparare a conoscere, imparare a fare, imparare a vivere insieme, imparare a vivere con gli altri. Naturalmente, ci pregiamo ricordare che siamo impegnati già da cinque anni nel realizzare gli obiettivi fondamentali che rileviamo dalla sua Costituzione meritando l’ambita permanenza nella RETE delle Scuole Associate. A partire da quest’anno seguiremo, ad abundantiam, come chiave interpretativa, come vademecum e come strumento strategico operativo il Documento dei Valori e Principi elencati, descritti e analizzati in nove punti, con un impegno finale, stilato l’anno scorso dal Comitato Giovani della Commissione Nazione Italiana per l’UNESCO, istituito sotto l’egida della Commissione stessa, l’anno passato.

Concludo evidenziando che, secondo noi, l’apprendimento e l’insegnamento, per essere efficaci, non possono realizzarsi se non implicano il ricorso ineludibile a dinamismi coinvolgenti i fattori della dimensione emozionale ed affettiva, fra cui la partecipazione emotiva non solo dell’allievo ma soprattutto del docente che deve, a sua volta, stimolarne la motivazione, salvaguardando la sua totalità, alla luce della reale esperienza critica e creativa. Quest’armonica compenetrazione fra le anime e periferie psicologiche è la chiave dei successi della nostra comunità montessoriana.

Talché ci impegniamo tutti nell’interrelare e fondere insieme conoscenza ed affettività. E’ condizione questa che evita che l’apprendimento possa scadere in accumulo di informazioni, che gli sprovveduti sono adusi a confondere col sapere nozionistico da misurare solo quantitativamente con reattivi mentali standardizzati con autoritari ed inflessibili sintagmi prefabbricati  per un allievo virtuale che pedantescamente deve saper macinare a vuoto solo gerundi, senza tener conto nemmeno del contesto socio-economico in cui ogni scuola opera. Paradosso madornale! Il sapere consiste invece per noi nell’aiuto che forniamo a ogni allievo, considerato nella sua reale ed inconfondibile differenza sostanziale ed esistenza individuale, per agevolargli un’eccellente maturazione delle competenze, che gli consentano di servirsi delle conoscenze, delle abilità e capacità nell’elaborazione di processi critici e complessi di pensiero, creatività e socio emotivi, che assicurino il pieno successo e l’auto gratificazione nell’affrontare la realtà mutevole della vita che presenta situazioni sempre nuove e problemi sempre più ossessionanti  ed assillanti da risolvere nella realtà effettuale.

Allego alla presente il Documento del Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO.

BUON ANNO SCOLASTICO A TUTTI

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