Celebrazione del “π DAY”. Festa dedicata alla matematica. Auditorium multimediale “Biagio Auricchio”. Martedì 14 marzo 2017 – ore 10.00

13 marzo, 2017 Archiviato in News

Martedì 14 marzo 2017 i nostri allievi del primo ciclo d’istruzione (scuola primaria e scuola secondaria di 1^ grado) saranno gli artefici protagonisti, propugnatori e stimolatori della vivace partenza di una festosa ed entusiastica campagna  di sollecitazione e incoraggiamento generalizzati alla rimonta per la rivincita finalizzata a contrastare gli addebiti  contestati dall’OCSE sulle incapacità, carenze, scarse competenze e gravi insufficienze dei quindicenni italiani che, secondo le rilevazioni effettuate, arrancherebbero in coda alla classifica di merito fra i più arretrati alunni  dei Paesi dell’OCSE. La festa del “π DAY” è una lodevole opportunità per dare un giusto senso all’apprendimento della matematica. E’ sconcertante apprendere dai dati pubblicati dalla predetta organizzazione internazionale che in certe scuole italiane “l’analfabetismo” matematico sarebbe cresciuto fino all’80%  e che il divario fra studenti e studentesse risulterebbe a danno di quest’ultime con 18 punti di distacco.

Ebbene, la Prof.ssa Fusco Giuseppina ed i suoi allievi del primo ciclo d’istruzione con la Festa del “π DAY” daranno vita a gradite iniziative di benessere psicologico con le quali intendono potenziare l’antidoto contro il male che insidia innumerevoli studenti che li determina ad odiare la matematica. Ecco perché hanno scelto di svolgere la Festa ricorrendo a modalità agapiche coinvolgendo i genitori i quali coopereranno per dare consistenza ludico- operativa e sociale alla valenza della matematica nello sviluppo soprattutto della capacità di operare in gruppo. Dimostreranno che gli ostacoli che determinano l’insuccesso nello studio della stessa sono numerosi e si rilevano nella disciplina, nel docente e nell’allievo.

In un’atmosfera euforica, distensiva, allegra e piacevole, allietata da assaggi di torte e dolci confezionati in famiglia in formato geometrico e simbolico, decorati con cifre numeriche, i piccoli matematici dimostreranno, fra l’altro, che  lo studio della matematica , che  è la disciplina per sua natura formata da concetti astratti che coglie l’essenziale e il costante degli oggetti, diventa noioso e difficoltoso se nel processo apprenditivo, la maggior parte degli alunni si lascia ossessionare dal timore di essere valutato negativamente. Eppure il ruolo che gioca la matematica nello sviluppo scientifico, economico, tecnologico, politico e sociale è innegabile e perciò inevitabile.

Il fattore del disagio, colto alla luce dell’epistemologia della disciplina, si verifica e si consolida quando l’accelerazione dell’insegnamento del docente paradigmatico, ripetitivo e stereotipato, prevalendo sull’apprendimento del discente che dovrebbe essere graduale e progressivo, ossia senza salti e adeguato ai livelli di maturazione, ritmi, stili di apprendimento di ciascun soggetto, provoca stati d’animo ansiosi che sollecitano il malcapitato ad adoperarsi per ottenere rapidamente risposte e risultati corretti ricorrendo alla scorciatoia di formule e regole deduttive bell’e fatte per evitare brutti voti.

La matematica viene così snaturata e odiata perché è costretta ad invertire la sua natura processuale scientifica induttiva in quanto smette di produrre interesse, conoscenza e competenza, sacrificando e atrofizzando le funzioni mentali. Deprime l’autostima e l’autorealizzazione mentre accresce la suggestione dell’incapacità e la demotivazione nell’alunno.

La Festa, quindi, vuole costituire un auspicio affinché si convertano all’adozione dei criteri, principi e strategie didattiche del problem solving tutti quegli insegnanti del mondo che ripetono ancora, come rileva il matematico tedesco Hans Freudenthal, lo stile meccanicistico della scuola passiva della tradizione, consistente nell’insegnare paradigmaticamente la matematica col metodo assiomatico deduttivo come è stata loro insegnata, dimenticando il modo in cui  essi l’hanno capita.

L’inversione di rotta deve avvenire tempestivamente, già nelle cosiddette epoche d’oro delle fasi dell’età evolutiva. In questo giusto itinerario, col risveglio gioioso delle predisposizioni ed attitudini ogni soggetto, mediante l’apprendimento individualizzato, deve essere orientato a convertire autonomamente il pensiero concreto in pensiero astratto. In questo processo graduale e senza salti ognuno, convenientemente motivato, interessato e stimolato, deve impegnarsi autonomamente nell’esercizio di tutte le funzioni cognitive in concorso con quelle della sfera emozionale e metacognitiva per abilitarsi a comprendere e risolvere convenientemente problemi e conflitti della vita.

Quindi, i piccoli matematici inviteranno a rifiutare il ricorso ad ogni metodo assiomatico, deduttivo e meccanicistico perché alimentano sfiducia, blocchi, frustrazioni e paure della matematica. Questa, al contrario, deve alimentare mentalità e comportamento che producano sicurezza e certezza in quanto è la disciplina che consente al bambino di trasformare il pensiero concreto in pensiero astratto e svincolare il comportamento eteronomo di dipendenza dal docente convertendolo nell’attività autonoma. Non invano chi entra nel nostro istituto trova in ogni angolo lo slogan montessoriano “Maestra, aiutami a far da solo”.

Pertanto, con la Festa del “π DAY” gli alunni protagonisti daranno dimostrazione di come è possibile creare un’atmosfera di entusiasmante operosità per agevolare la nascita della cultura di motivanti stati d’animo piacevoli e interessanti di fare da sé, liberi da ogni suggestione di incapacità. Suggeriranno allora che si devono assicurare ai timidi fiducia, sicurezza, autonomia ed autostima affinché si convincano ad amare la matematica perché è essenziale per la vita dell’uomo in quanto fa esercitare la capacità di agire con intelligenza. Kant ci insegna che essa è costruzione di concetti, ossia intuizione con la quale si coglie l’evidenza degli stessi e delle conclusioni.

Su questa linea, i piccoli insegnanti faranno impegnare il pensiero dei compagni mobilitandone l’intelligenza con appositi giochi didattici che aiutano a creare semplici concetti specifici per consolidare quelli già acquisiti onde maturare competenza ad intercettare, identificare, contrastare e risolvere gli infiniti problemi che insidiano la realtà quotidiana.

I piccoli matematici concluderanno la Festa raccomandando che, per non temere la matematica, la si deve approcciare con calma, serenità e riflessione, arricchendo progressivamente le esperienze con operatività concreta e soprattutto maturando la cultura della sistematicità, della progressività senza salti (Comenio) e della ripetitività. In questa operazione non disdicono, secondo me, le regole tuttora validissime del metodo cartesiano pubblicate nel lontanissimo 1637: evidenza, analisi, sintesi ed enumerazione.

Preciso che l’evento rientra nello svolgimento del programma delle attività predisposte nel Progetto per il quale il nostro Istituto è Membro della Rete delle Scuole Associate all’UNESCO. Pertanto, concluderemo il dibattito finale considerando alcune delle nutrite angolature che ci addita per migliorare la qualità dell’insegnamento della matematica nella scuola di base, tenendo presente la necessità di riconoscere e stimare il valore di ogni riflessione teorica anche nell’ambito delle applicazioni pratiche-operative. Confermato poi che la matematica e le scienze sviluppano il pensiero critico e la creatività, la scuola deve rinforzare l’entusiasmo e l’energia per affinarne la qualità.  C’è poi da riflettere che già dal 1999 l’UNESCO lamentava che addirittura a livello internazionale le conoscenze e le competenze nella scuola di base non rispondevano a quelle attese.

Quindi, il difetto perdura da circa un ventennio. Ed ecco la rivoluzione armoniosa dei nostri piccoli restauratori della scuola di base i quali, pacificamente e con gioia, auspicano che alla matematica ed alla scienza sia riconosciuto il primato nello sviluppo scientifico, economico, sociale e democratico di cittadinanza attiva, Pertanto, chiedono che nella didattica vengano rispettati puntigliosamente gli opportuni principi metodologici operativi e le  competenze che consentono ad ogni scolaro di creare, costruire, ricostruire, consolidare concetti e risolvere problemi autonomamente, nonché maturare le capacità di agire, secondo la psicologia concreta di ogni soggetto, nelle situazioni che provocano sfida.

Del resto, anche se trascurato da molti, Plutarco, filosofo greco (1^ sec.d.C.), docet: “La mente del bambino non è un vaso da riempire, ma un focolare da accendere!”

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